Fipe Confcommercio Valle d’Aosta: necessarie strategie condivise con Comuni e Regione.
I dati dell'Osservatorio "Città e demografia d'impresa" di Confcommercio, diffusi ieri, lanciano un allarme che non può essere ignorato: ad Aosta, tra il 2012 e il 2025, il commercio al dettaglio ha perso 102 attività (da 474 a 330 imprese complessive tra centro storico e periferia), con una contrazione del 21,5% che rispecchia, purtroppo, il drammatico fenomeno della desertificazione commerciale che sta colpendo l'intero Paese.
"Non possiamo abbassare la guardia di fronte a questi numeri", dichiara Ermanno Bonomi – Presidente Confcommercio Aosta. "La perdita di 102 negozi in poco più di un decennio rappresenta un impoverimento del tessuto economico e sociale della nostra città che richiede interventi immediati e condivisi tra tutti gli attori istituzionali".
Il confronto con i dati nazionali evidenzia un'emergenza diffusa
A livello nazionale, il quadro è ancora più drammatico: sono scomparsi 156mila punti vendita del commercio fisso e ambulante nei 122 comuni medio-grandi analizzati. I centri storici pagano il prezzo più alto, con perdite superiori rispetto alle periferie in tutto il territorio nazionale.
Ad Aosta, il centro storico registra una contrazione del commercio al dettaglio del 31,2% (da 250 a 172 imprese), mentre le aree non centrali perdono il 29,5% (da 224 a 158 attività). Un dato che, seppur in linea con il trend nazionale, non può essere sottovalutato dalle amministrazioni locale e regionale.
I settori più colpiti: un allarme per la vitalità urbana
L'analisi settoriale rivela criticità preoccupanti che rispecchiano il panorama nazionale:
Nel centro storico di Aosta:
- Edicole: -50% (da 8 a 4), in linea con il -51,9% nazionale
- Abbigliamento e calzature: -35,5% (da 62 a 40), contro il -36,9% nazionale
- Mobili e ferramenta: -53,3% (da 30 a 14), superiore al -35,9% nazionale
- Libri e giocattoli: -42,9% (da 21 a 12), oltre il -32,6% nazionale
- Commercio ambulante: -80% (da 5 a 1), fenomeno di particolare gravità
Segnali positivi emergono solo in pochi comparti: le farmacie crescono del 66,7% (da 3 a 5) superando il +9,8% nazionale, mentre si mantengono stabili computer e telefonia.
La trasformazione del settore alberghiero e della ristorazione
Il comparto alberghi-bar-ristoranti mostra dinamiche contrastanti: crescita nel centro storico (+20,2%, da 119 a 143 imprese) ma con una preoccupante contrazione degli alberghi tradizionali (-33,3%) compensata dal boom delle "altre forme di alloggio" (+200%, da 4 a 12), fenomeno che rispecchia il +184,4% nazionale degli affitti brevi.
"Il settore della ristorazione sta vivendo una profonda trasformazione che non può essere letta solo in chiave numerica", prosegue Graziano Dominidiato. "L'aumento dei ristoranti (+24,3%) e delle rosticcerie-gelaterie-pasticcerie (+4,5%) nel centro storico dimostra che c'è ancora vitalità imprenditoriale, ma la contrazione dei bar tradizionali (-13,2%) ci preoccupa. Questi dati ci dicono che il modello di ristorazione sta cambiando rapidamente, privilegiando forme più flessibili ma spesso meno radicate nel territorio. È fondamentale che le istituzioni comprendano che dietro ogni numero c'è un imprenditore, una famiglia, posti di lavoro e un pezzo di identità della nostra città".
Le proposte di Confcommercio: collaborazione istituzionale per invertire la rotta
"È tempo di agire con determinazione", sottolineano Bonomi e Dominidiato . "Chiediamo alle amministrazioni comunali e regionali di avviare immediatamente un confronto costruttivo per implementare le strategie del progetto 'Cities' di Confcommercio, adattandole alle specificità del nostro territorio".
Le proposte concrete includono:
Creazione di strumenti di conoscenza per monitorare l'evoluzione del tessuto commerciale
Riconoscimento delle imprese di prossimità come attori strategici del governo urbano
Integrazione tra politiche di sviluppo economico e urbanistica
- Disciplina dell'offerta commerciale nelle aree più sensibili del centro storico
- Gestione attiva dei locali sfitti per contrastare il degrado urbano
Il contesto economico e la necessità di interventi mirati
L'economia italiana sta mostrando segnali di moderato ottimismo (PIL previsto +0,9% nel 2026), ma la fragilità della ripresa dei consumi, aggravata dalle incertezze geopolitiche internazionali, rende ancora più urgente l'adozione di politiche locali di sostegno al commercio di prossimità.
"Il commercio di vicinato non è solo economia, è presidio sociale, sicurezza urbana e qualità della vita", dichiara Bonomi. "Perdere altri negozi significherebbe impoverire irreversibilmente il cuore pulsante della nostra città. È una responsabilità collettiva che non possiamo permetterci di sottovalutare".





